spn dean e sam

Auguri dannatuzza!




Auguri dannatuzza!
Come ogni anno eccoci qui – non è vero, è un sacco che non ti postavo roba su lj. Ma le art e la fic e gli auguri meritavano un post (anche se è tutto molto pezzotto, e i disegni son rigorosamente fotografati, oltre a non essere la cosa migliore che ti sia mai capitata xD), so here we are.
Che dire? Un altro anno è passato, e questo servo sta diventando vecchio. Il padrone no, ovviamente: lui è giovane e perfetto, e tale rimarrà per sempre ù__ù *lo alliscia per evitare calzini*
Ammetto di aver avuto difficoltà a trovare qualcosa di carino per farti una sorpresa, ma quando ho saputo del rinnovo di Supernatural, ho avuto un’illuminazione: quello che dovevo regalarti era morte, dolore e sofferenza. Più o meno.
Putroppo questa flashfic è scritta con i piedi e non è betata, ma spero apprezzerai il pensiero. E la morte. Concentrati sulla morte e su Dean insanguinato.



The end


La creatura giaceva a terra, inerme.
Sam lasciò cadere la spada, ancora impregnata del viscoso liquido nero che ne era uscito, e corse verso Dean, mentre questi si accasciava a terra gemendo dal dolore.
Lui stesso sentiva fitte lancinanti alla schiena, laddove il mostro lo aveva colpito con i suoi artigli acuminati. Ma si sforzò di ignorare quella sensazione e di concentrarsi sul fratello.
«Certo che ci ha conciati proprio per bene, eh,» disse il maggiore tra i denti, sforzandosi di mantenere un tono leggero.
Un'ombra offuscava gli occhi verdi, le rughe d'espressione ora solchi profondi. La sua camicia, come quella di Sam, era macchiata di sangue.
Quest'ultimo gli mise una mano sulla spalla, sospirando.
«Ehi, andrà tutto bene, vedrai,» mormorò.
L'altro scosse la testa. «Non questa volta.» Si lasciò cadere del tutto, la postura arresa, gli arti mollemente poggiati sull’erba. Il suo respiro si stava facendo più pesante, e Sam avrebbe voluto dirgli di combattere come sempre, di non arrendersi; ma lui stesso sentiva il dolore irradiarsi lungo tutto il corpo e le palpebre sempre più pesanti.
Forse, infine, era giunta la loro ora.
Il minore si distese accanto al fratello, e gli strinse la mano.
«Mi aspettavo che sarebbe stato più… scenografico, sai,» iniziò, interrompendosi per tossire. «Però… alla fine va bene così. Sono felice di essere qui. Sono felice di tutto quello che abbiamo trascorso assieme,» continuò, e strinse maggiormente la mano dell’altro.
Sapeva che Dean avrebbe capito: di tutti gli istanti che avevano trascorso assieme, di tutti i momenti difficili, di tutte le scelte fatte… non ne rimpiangeva neanche uno. Perché nonostante tutto erano lì, insieme, fino alla fine. E questo era l’importante.
«Dean,» continuò, «io… grazie,» concluse. Ed era tutto quello che doveva dire, in fondo.
Sentì l’altro ridacchiare e tossire nello stesso momento. Ma non ebbe la forza di voltarsi a guardarlo.
«Non ringraziarmi, imbecille. Tanto ci rivedremo tra dieci minuti dall’altra parte,» rispose infine.
E Sam chiuse gli occhi, sereno.




(( … e dopo l’angst, gli omini augurosi. Augurosi auguri anche da tutti loro:
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